mercoledì 10 gennaio 2018

CONCORRENZA TRA BANCHE: IL CASO DELLA POPOLARE DI VICENZA

Se un istituto di credito inserisce nelle sue comunicazioni periodiche indicazioni e consigli che invitano i sottoscrittori a non partecipare ad aumenti di capitale di un altro istituto, si profila il reato di concorrenza sleale? 


Nella primavera del 2014, quando è in pieno svolgimento il periodo di sottoscrizione di un aumento di capitale della Banca Popolare di Vicenza, una Cassa rurale radicata nel territorio scrive sul bollettino, che fa circolare tra i propri clienti, «PS: largamente sconsigliabile la partecipazione all’aumento di capitale della Popolare Vicenza».



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Ora oggi sappiamo che si trattava dell’aumento di capitale in cui si conta il maggior numero di «prestiti baciati». Si tratta della pratica, che si è scoperto essere in uso presso i due istituti negli anni passati, in base alla quale ai clienti venivano concessi prestiti più generosi o a condizioni più favorevoli, a patto che acquistassero azioni degli stessi. Secondo quanto risulta dalla registrazione dell’audizione del dott. Carmelo Barbagallo (responsabile del dipartimento della Vigilanza) del novembre 2017 alla Commissione presieduta dall’Onorevole Casini, l’Istituto era già a conoscenza delle dette irregolarità di cui all’aumento di capitale, ma ha preferito non divulgare l’informazione al mercato sulla base dell’assunto per cui la «stabilità si tutela anche con la riservatezza».

Il Tribunale di Vicenza ha recentemente depositato le motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti della Cassa rurale, citata in giudizio dalla Popolare di Vicenza. Quando il giudizio denigratorio è fondato non c’è nessuna scorrettezza, a patto che la valutazione sia espressa in modo civile.

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