martedì 9 agosto 2016

BANCHE ITALIANE: CALO DEI PROFITTI DEL 46%

Avete sentito o letto le dichiarazioni al G20 del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il governatore di Bankitalia Ignazio Visco?  Ecco perché non ci si deve mai fidare: ripubblichiamo dunque il link alla classifica delle banche più sofferenti in Italia.

Vi riassumiamo quanto ha detto Padoan e Visco (DA NON CREDERE!)




PADOAN: "Non esiste un problema Italia (sic!) e si sta ingigantendo il nodo dei crediti deteriorati, è la posizione delle principali autorità finanziarie italiane".

"Escludo che al momento sia necessario il bail-in" (sic!) Esistono anche "casi particolari" che richiederanno "aggiustamenti" ma in generale le cifre e gli allarmismi che circolano sul livelli dei crediti deteriorati "sono ampiamente esagerati".

VISCO: "Sono fiducioso, si deve risolvere in tempi brevi questa particolare situazione. "Contemporaneamente c'è da chiarire con molta forza che non c'è da affrontare il problema delle banche italiane come un problema di sistema, piuttosto di un problema di alcune banche".

Secondo il Ministro dell'Economia non esiste un problema banche, e "le copertine dell'Economist sono una grande esagerazione, non capiscono qual è il problema".  Già, sono sempre gli altri a non capire. Fino a che...  OGGI IL SOLE 24 ORE CONFERMA IL CALO DEI PROFITTI BANCARI 

Sul Sole 24 Ore di oggi, il giornalista Marco Ferrando torna sull'argomento proprio partendo da una dichiarazione del ministro Pier Calo Padoan al giornale.

Come volevasi dimostrare, per le prime dieci banche (commerciali) italiane quotate che hanno approvato i conti di metà anno, da Intesa Sanpaolo al Credito Valtellinese, l'aggregato dei ricavi mostra che rispetto al 2015 mancano all'appello quasi due miliardi di utili, pressoché dimezzati (-45,9%) a quota 2,2 miliardi. 

Sulla profittabilità si fa sentire una ripresa degli accantonamenti sui crediti in sofferenza, tornati a salire di un miliardo (a quota 7,1), ma l'altro miliardo che manca all'ultima riga dei bilanci è quasi integralmente da imputare al margine d'interesse, sceso del 5,2% (pari a 744 milioni) a quota 13,6 miliardi. 

È proprio qui che sta l'attività tradizionale di cui parla Padoan, cioè il prendere e  redistribuire denaro, che in questa fase di tassi bassi, alta rischiosità del credito ed elevati assorbimenti di capitale è diventato quasi un incubo per i banchieri.




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